Imparare a riparare una presa elettrica : Crea la casa ti insegna come

Imparare a riparare una presa elettrica da soli, mediante tecniche  e piccoli segreti del mestiere, aiuta a risparmiare denaro e ad evitare di chiamare un elettricista per dei banali interventi di routine. In questo post Crea la casa ti suggerisce i passaggi necessari per apprendere in modo semplice e veloce come riparare una  presa elettrica.

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A tutti può capitare di inserire la spina di un dispositivo elettrico in una presa senza che esso si accenda, pensando di conseguenza che sia rotto: ciò accade spesso perché è la presa ad avere problemi e non gli elettrodomestici.

Come fare per riparare una presa elettrica:

Per risolvere il problema occorre prima di tutto spegnere l’interruttore principale che alimenta il flusso di corrente elettrica nell’appartamento; come strumenti utili, basta munirsi solo di un cacciavite ed uno spellafili.

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Se l’impianto è di tipo tradizionale, con il cacciavite adatto, rimuovere e svitare la vite centrale o le due viti che tengono il frontalino al corpo della presa; se invece è una presa d’impianto moderno, il frontalino fa corpo unico con la scatola elettrica e quindi si devono svitare solo le viti superiori ed inferiori e tirar fuori dal muro il blocco scatola.

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Nella presa di tipo moderno ci sono tre fili e tre viti:  il primo filo, seconda la normativa CEI, deve essere di colore nero o marrone ed è il più pericoloso perché è conduttore di elettricità: si chiama filo di “fase” ed è posizionato nella parte superiore della presa. Il secondo  filo è di colore blu  ed é posizionato nell’ultimo foro in basso, mentre il filo di messa a terra – di colore giallo/verde – si trova al centro. Quest’ultimo è molto importante perché assolve ad una funzione di sicurezza e di salvaguardia dell’incolumità fisica di una persona ma è assente negli impianti di tipo tradizionale.

Una volta smontata la presa, si verifica la tenuta dei collegamenti dei rispettivi fili nelle loro sedi: tirando delicatamente ciascun filo, si deve controllare che esso sia fissato saldamente al ricettacolo terminale. Nel caso in cui si avverta un allentamento, si possono svitare di poco le viti di tenuta spingendo più all’interno il filo, per poi riavvitarle, tenendo sempre ben fermo in sede il filo.

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A questo punto, si guardi se sui fili ci sono segni di bruciature: in questo caso si devono allentare completamente le viti dei terminali che si trovano nella presa e scollegare completamente i tre fili; si prosegue poi  tagliando di poco la punta di ciascun cavo, pareggiandoli. Con uno spella filo,  si toglie la guaina protettiva al filo, in modo da far uscire il rame e quindi lo si riavvolge su se stesso più volte e si infila la punta nel ricettacolo apposto, stringendo la relativa vite.

Per finire, si reinserisce la scatola nell’ alloggiamento originario murale e si ripristina l’alimentazione dell’abitazione, facendo ripartire il contatore.

Facilissimo e veloce: da oggi anche tu potrai riparare una presa elettrica!

Costruire, Abitare, Pensare: Crea la casa e Cersaie 2015

Dal 28 settembre e fino al 2 ottobre Cersaie 2015, come ogni anno, sarà allestito a Bologna nel quartiere Fieristico, il Salone Internazionale della Ceramica per l’Architettura e dell’Arredobagno, l’appuntamento per chi vive l’Abitare, per chi Costruisce e per tutti coloro che Pensano all’ambiente in cui si vive: la Casa.

 Cersaie è un evento fondamentale per conoscere tutte le tendenze e le novità in materia di Abitare e Costruire, essere al passo con le soluzioni tecnologiche più innovative nel settore della ceramiche, scoprire  tutte le idee più “bizzarre” per arredare e ristrutturare il bagno. Saranno esposte infatti, oltre alle ceramiche per pavimenti e rivestimenti, anche soluzioni per apparecchiature igienico-sanitarie, rubinetteria, termoarredi, vasche e saune.

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Le novità di Cersaie in questa 33esima edizione

Nel corso della Fiera verranno presentate tre novità:

La ‘rivoluzione’ delle mattonelle.  La dimensione delle piastrelle, infatti, non farà più riferimento al tradizionale formato 60X60; oggi , sostengono gli esperti del settore, sembrano proprio andare per la maggiore il quadrato 80X80 e il 60×120 che consentono di ottenere, in presenza di sono spazi residenziali grandi, effetti e  superfici molto importanti e significative.

La ‘mattonella digitale’. Una seconda novità, sempre relativa alle ceramiche, è l’ evoluzione della decorazione digitale: in fiera sarà possibile trovare materiali su cui da un lato verrà usato un colore di tendenza e dall’altro effetti superficiali di profondità originali e nuovi rispetto al passato. Il tutto attraverso la tecnologia digitale.

Al link http://www.cersaie.it/it/v_focus_on.php troverete una aggiornatissima guida per la conoscenza della piastrella in ceramica.

L’arredobagno ecosostenibile.   La terza novità riguarda l’arredo bagno, in relazione al tema del risparmio dell’acqua: tutti coloro che producono rubinetti e una gran parte di coloro che si occupano di ceramica sanitaria hanno in catalogo soluzioni per ottimizzare il consumo idrico. Questo nuovo modo di concepire l’arredobagno sottolinea la sensibilità di alcune aziende verso l’ecosistema e dall’altro un numero crescente di consumatori che considera il tema importante.

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Il Salone, nel 2015, è pensato specialmente per il consumatore che decide, avendo le idee chiare su cosa scegliere e come arredare gli spazi del suo Abitare, in chiave moderna ed attento alle tendenze.  Le offerte presenti alla Fiera tengono presente questi concetti, offrendo una vasta gamma di prodotti e di possibilità di spesa, senza mai perdere di vista la qualità.

QUI troverete tutti i settori di intervento http://www.cersaie.it/it/s_settori.php

e QUI il CALENDARIO degli EVENTI in programma per questa edizione http://www.cersaie.it/it/k_calendario_2015.php

Cersaie 2015 ci mostra che la praticità è essenziale, ma se si riesce a coniugarla anche con l’estetica ed il design, il risultato sarà perfetto!

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Biglietto Omaggio      

Vi segnaliamo che, compilando un modello online di registrazione potrete richiedere il biglietto omaggio ed ottenere una password che vi permetterà di entrare nella sezione visitatori del sito; questo è il link diretto

http://www.cersaie.it/it/v_registrazione_modulo.php

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Crea la casa vi aggiornerà sulle novità presentate alla Fiera!

Intanto, potrete trovare tutti i dettagli sul sito www.cersaie.it

Ecco i link di alcuni degli espositori presenti in Fiera.

http://www.abitaceramiche.it/

www.faberchimica.com

www.gaboli.it

www.laborlegno.com

www.moab80.it

www.crz64.com

www.ceramicasantagostino.it

www.lavorincasa.it

www.sintesiceramica.it

www.rubinetteriemariani.it

Pulizia e manutenzione della cucina

La manutenzione e pulizia della cucina va fatta quotidianamente perché la cucina è l’ambiente più utilizzato della casa ed i depositi di grasso e vapore si formano continuamente, per questo dobbiamo saperne di più su come trattare e pulire i materiali di cui possono essere composte le nostre cucine, le superfici mobili ed i diversi top,  nonché come effettuare una manutenzione adeguata dei nostri fornelli e degli elettrodomestici.

Ogni cucina può avere superfici diverse a seconda dei gusti personali e dello stile che vogliamo dare alla casa: di seguito Crea la casa elenca le diverse tipologie di materiali e i diversi trattamenti da effettuare per la pulizia e la manutenzione.

I Materiali

Laminato

Basta passare un semplice panno morbido (ancor meglio se in microfibra) o una spugnetta per macchie più resistenti e un detergente neutro, attendere qualche minuto affinché agisca sullo sporco, per poi rimuovere i residui con un panno asciutto.

Se abbiamo macchie più difficili come quelle del calcare, allora potremmo usare detergenti più forti oppure potremmo provare utilizzando una spugna strizzata con acqua tiepida o qualche goccia di aceto, rimedio naturale per chi ama il fai da te.

Laccato

Per la pulizia vale quanto detto per il laminato, ma queste superfici sono più facilmente soggette a graffi della vernice; nel caso in cui si debba coprirne, non si può far altro che richiedere al rivenditore della nostra cucina una boccetta con della vernice dello stesso colore della nostra cucina, per piccoli ritocchini.

Legno

É un materiale delicato perché può essere soggetto a danni da infiltrazioni o rovinarsi in ambienti molto umidi così come, nel tempo, può restringersi in ambienti molto secchi o variare il quando la cucina é esposta ai raggi diretti del sole. Importante quindi accendere la cappa aspirante tutte le volte che si cucina.

Per la pulizia quotidiana, basta utilizzare anche in questo caso un panno morbido con un po’d’acqua, seguendo sempre la direzione delle venature.

manutcucina_foto1 manutcucina_foto2Acciaio

Si pulisce con acqua e sapone oppure detersivo neutro, strofinando con una spugna non abrasiva e con un movimento parallelo alla satinatura, avendo cura di provvedere ad un buon risciacquo ed una eventuale asciugatura con un panno morbido.

Esistono poi prodotti specifici per Acciaio Inox per eliminare le macchie di acqua che contengono calcare. Contro il calcare si può utilizzare anche aceto bianco caldo che deve essere risciacquato per bene dopo.

Vetro temperato

Materiale delicato e per il quale dobbiamo essere molto attenti agli urti, ma facilmente pulibile con un panno umido e detergenti non abrasivi.

I TOP

Allo stesso modo esistono diversi materiali da poter utilizzare per il top, cioè il piano d’appoggio della nostra cucina: la pulizia del top va fatta con acqua e detersivo, ma ogni materiale necessita di particolari accorgimenti:

I top in laminato sono piani di lavoro economici, pratici e resistenti, non si graffiano non assorbono le macchie, ma occorre fare molta attenzione all’acqua. Tra le caratteristiche principali, durezza e resistenza a ogni tipo di sollecitazione: all’usura, ai graffi, agli urti, alle infiltrazione dei liquidi, alle macchie e a un calore moderato (evitare perciò di appoggiare pentole surriscaldate sul piano, perché lascerebbero un alone). Pulite dunque con panni o spugne ben strizzati, evitando di far colare acqua nelle fessure che potrebbero gonfiarli.

I piani di lavoro in acciaio inox, molto utilizzato per i piani lavoro nelle cucine moderne, risultano igienici e resistenti al calore, ma necessitano di una cura continua. Per avere un top sempre lucido e brillante, bisogna asciugarlo con un panno pelle ogni volta che viene lavato e per togliere i residui di calcare va trattato con limone o appositi prodotti.

I top in marmo e pietre naturali come il granito sono bellissimi piani di lavoro, ma molto delicati. Le loro superfici sono molto porose per cui ogni macchia va eliminata rapidamente, per evitare che venga irrimediabilmente assorbita. Questi materiali sono resistenti alle abrasioni e agli urti, ma non alle macchie e alle sostanze acide, come il succo di limone. Si tratta inoltre di materiali poroso e quindi, per la pulizia dei piani di lavoro in pietra naturale, sono assolutamente vietati detergenti aggressivi, la pulizia quotidiana va fatta con acqua e sapone di Marsiglia. Per eliminare eventuali macchie di olio è possibile ricoprire la macchia con fecola di patate lasciarla agire per una notte e lavare con acqua e sapone.

manutcucina_foto3 manutcucina_foto4I piani realizzati in pietre artificiali sono un’ottima alternativa alle pietre naturali, sono resistenti ai graffi, al calore ed alle macchie. Quello in Okite è il piano lavoro per eccellenza e va pulito con un panno morbido, acqua calda e detergente. Non vanno mai utilizzati candeggina, soda ed acidi. Per la manutenzione dell’okite, consultate questo link

 okite.com

I top in vetro hanno una resa estetica bellissima, ma sono molto delicati, soprattutto se si scelgono colori più scuri, perché graffi ed aloni sono evidenti. La pulizia quotidiana va fatta con acqua e sapone delicato, ma bisogna sempre asciugare con un panno in microfibra ben strizzato. Per avere un piano in vetro privo di aloni, lavarlo con acqua ed alcol ed asciugarlo con carta di giornale

 FUOCHI

Per quanto concerne la manutenzione dei fuochi,  c’è da dire che la cucina a gas deve essere controllata e pulita sia esternamente che internamente in modo frequente. Per prima cosa, sarà necessario togliere i bruciatori del gas e controllarne i fori. Se occlusi, andranno riaperti con l’aiuto di un semplice stuzzicadenti e comunque tutti i bruciatori dovranno poi essere immersi in una soluzione d’acqua e solvente specifico per il grasso.  Sul mercato esistono ovviamente diversi prodotti, molto efficaci e specifici per qualsiasi esigenza, come ad esempio gli sgrassatori.

RUBINETTI E  LAVELLO

Per  la manutenzione dei filtri dei rubinetti, è bene ricordare di sostituirli periodicamente: è molto semplice, in quanto basta svitare la parte terminale del rubinetto, inserire il nuovo filtro, e riavvitare. Tra una sostituzione e l’altra, i filtri vanno puliti spesso: si possono immergere per il tempo necessario in una ciotolina ricolma di anticalcare, risciacquare bene e riposizionarli.

I lavelli possono essere di vari materiali, a seconda dello stile della cucina, ma in ogni caso sono soggetti ad incrostazioni e presenza di macchie – dato l’uso frequente – che vanno eliminate a seconda del materiale, con interventi diversi:

lavello in acciaio: anticalcare o, con rimedio naturale, succo di limone. Dopo la detersione, va asciugato con un panno morbido o con carta assorbente;

lavello in ceramica: in questo caso esistono dei detergenti specifici, mentre la patina gialla che spesso si forma va rimossa con candeggina diluita in acqua calda;

lavello smaltato: il migliore rimedio per questa tipologia è il succo di limone diluito con acqua, perché rimuove macchie di sugo, calcare e patine giallastre.

manutcucina_foto5 manutcucina_foto6LAVASTOVIGLIE

La lavastoviglie necessita di una costante manutenzione comprendente un risciacquo delle stoviglie sotto l’acqua corrente prima di posizionarle negli appositi cestelli. Il filtro va rimosso e lavato periodicamente, così come vanno sturati i forellini di fuoriuscita dell’acqua con anticalcare. Una volta a settimana, inoltre, è bene fare un lavaggio a vuoto utilizzando il cura lavastoviglie o aceto, per assicurarsi uno scarico sempre libero da residui o calcare.

manutcucina_foto7 manutcucina_foto8FORNO

Per il forno esistono molti prodotti specifici in commercio, ma aggressivi, per cui il migliore prodotto è naturale: basta passare sulle superfici una spugnetta imbevuta di succo di limone a forno ancora tiepido. Le parti rimovibili vanno lavate a parte, possibilmente in lavastoviglie. I forni di ultima generazione sono autopulenti, quindi basta passare sulle superfici una spugnetta umida.

FRIGORIFERO

Il frigo va costantemente pulito, così come dovremmo ripulire le confezioni che vi riponiamo, perché spesso i luoghi di deposito sono scarsamente puliti. Le parti asportabili vanno lavate a parte con detersivo, mentre le superfici interne vanno pulite con un panno in microfibra imbevuto di acqua e aceto, sia per detergere che per eliminare gli odori rilasciati dai cibi. Periodicamente si deve controllare il foro dello scarico dello sbrinamento, onde evitare intasamenti dati dallo sporco o dal ghiaccio.

manutcucina_foto9 manutcucina_foto10CAPPA

La cappa è soggetta a macchie di unto e ai vapori, per eliminare i quali si deve pulire – internamente ed esternamente –  con una spugna umida intrisa di poco sapone neutro, e asciugare con un panno umido. I filtri metallici possono andare tranquillamente in lavastoviglie, mentre i filtri sintetici vanno cambiati periodicamente, per assicurare la loro funzione assorbente.

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Gli infissi di casa: tipologia ideale, materiali, sostituzione e manutenzione.

Scegliere, sostituire e mantenere in buono stato gli infissi di casa può essere cosa non facile, sia perché dobbiamo capire la tipologia ideale per il nostro appartamento sia perché é una decisione che comporta un impegno economico importante e che deve durare per molti anni. Sapere quindi come sono fatti, di quali materiali sono costituiti, e quali tipi di vetro esistono é importante.

Oggi Crea la casa ti indica le tipologie principali degli infissi, i materiali e come procedere alla manutenzione affinché anche questa parte della tua casa sia impeccabile.

Gli infissi: nozioni base

Un infisso é costituito di

elementi fissi: il telaio fisso é quello con cui la finestra è ancorata alla parete, il controtelaio;

elementi mobili: le ante della finestra, composte da un telaio mobile dentro il quale è installato il vetro, fissato da un fermavetro e da un gocciolatoio che impedisce all’acqua di entrare, e che può essere cristallo singolo oppure un vetro doppio o anche triplo, con camera d’aria interna e quindi con elevate qualità isolanti, termiche, acustiche e di sicurezza.

infissi - di - casa

Sistemi di apertura

Ogni infisso può avere diversi sistemi di apertura, da quello più classico e cioè a battente a quelli meno conosciuti come apertura a bilico o saliscendi; vi elenchiamo di seguito le caratteristiche principali:

Apertura a battente  Quella che tutti conosciamo, telaio fisso al quale sono incernierate le ante che si aprono completamente verso l’interno.

Apertura a vasistas (ribalta ) E’ caratterizzata dalla cerniera di apertura sul lato orizzontale, in alto o in basso, comunque combinabile con l’apertura a battente. Tale tipo di apertura permette l’aerazione ma non l’affaccio.

Apertura a bilico In questo caso la finestra gira su un perno posto al centro del telaio: si utilizza ad esempio nei lucernari dei sottotetti.

Apertura a saliscendi, l’unica apribile é una metà dell’infisso che scorre sull’altra metà fissa.

Apertura scorrevole , con infissi dotati di binari superiori o inferiori sui quali scorrono appunto le ante. L’apertura scorrevole permette un risparmio notevole di spazio ed è adatta per le finestre grandi anche se non si può aprire completamente l’intero vano finestra (un’asta scorre su un’altra), a meno che non sia a scomparsa in una fessura creata nel muro per ospitare l’anta.

Apertura a libro E’ un tipo di apertura delle ante, “a pacchetto”, utilizzato per risparmiare spazio quando una finestra molto grande viene aperta.

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I materiali per gli infissi

Anche le scelta del materiale é fondamentale in quanto deve essere in sintonia con il resto dell’appartamento (porte interne, pavimento ed anche arredi), vi diamo quindi una mano a capire le differenze, i pro ed i contro.

I materiali per infissi

Legno

Migliore é la qualità del legno maggiore é la sua bellezza a seconda dell’essenza e del trattamento utilizzato. Si sa il legno è un ottimo isolante termico e acustico, ma è anche vero che infissi in legno hanno bisogno di maggiore manutenzione e di trattamenti frequenti come la verniciatura, in quanto gli agenti atmosferici ai quali sono esposti ne danneggiano facilmente la qualità nel tempo. Tra i tre materiali in considerazione è sicuramente il più costoso.

Pulizia del legno

La pulizia va effettuata con soluzioni di acqua e detergenti neutri. Sono quindi da evitare prodotti aggressivi e, nel caso particolare in cui la verniciatura sia stata effettuata con prodotti all’acqua, non utilizzare prodotti a base di ammoniaca o di alcool.

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Alluminio

L’alluminio è un materiale leggero, robusto e resistente agli agenti atmosferici e si trova in commercio di moltissimi colori anche effetto legno; in quanto conduttore naturale, non fornisce un buon isolamento termoacustico, motivo per cui si sono diffusi gli infissi in alluminio a “taglio termico”: cioè tra le camere d’aria dei profili vengono inseriti dei listelli a bassa conducibilità termica e quindi termoisolanti, che interrompono la continuità del metallo e isolano la finestra da dispersioni termiche. Gli infissi in alluminio sono stabili, robusti, molto semplici da pulire e non richiedono particolari accorgimenti o manutenzione.

Pulizia dell’alluminio

Per la pulizia degli infissi in alluminio, si può utilizzare un panno con acqua calda e poi un panno immerso in una soluzione di acqua calda e bicarbonato di sodio.

PVC

Questo materiale è verniciabile con qualsiasi finitura,  è perfetto per un clima prevalentemente freddo: gli infissi in pvc sono dotati di ottime caratteristiche di resistenza, isolamento e sicurezza, nonché di durevolezza elevatissima e rispetto agli infissi in legno e alluminio, risultano totalmente impermeabili (sono quindi anche molto facili da pulire) e possiedono inoltre importanti capacità ignifughe e di elevata fono-assorbenza. Tra i tre è sicuramente il meno costoso, ma non bisogna dimenticare che si tratta un materiale plastico non naturale né biodegradabile, che contiene petrolio e quindi chimico. Può degradarsi se sottoposto a una continua esposizione ai raggi solari.

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Pulizia del PVC

Per garantire una perfetta pulizia delle finestre in PVC, bisogna eliminare prima con un panno  la polvere in eccesso; poi per detergerli si deve scegliere tra i prodotti più adatti, evitando quelli abrasivi ai quali il PVC è molto sensibile. E’ possibile realizzare in casa una perfetta miscela per pulire, naturale e biodegradabile, semplicemente aggiungendo dell’ aceto all’acqua tiepida. In alternativa, si può aggiungere all’ acqua tiepida una goccia di detergente per i piatti, oppure semplicemente uno sgrassatore leggero, lasciando agire il prodotto per qualche minuto e togliendolo con un panno di cotone pulito e leggermente inumidito.

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I vetri degli infissi

Per assicurare le elevate prestazioni dei serramenti, indipendentemente dai materiali in cui sono realizzati, è necessario utilizzare vetri con proprietà determinanti per il risparmio energetico, l’isolamento termico e l’isolamento acustico.

Il vetrocamera, più comunemente detto “doppio vetro” , costituito da 2 lastre di vetro distanziate tra loro per formare uno spazio (camera) e unite lungo il perimetro da una canalina riempita con sali minerali e sigillate con materiale plastico. All’interno della camera viene eliminata quasi totalmente l’aria e vengono inseriti gas quali l’argon, il kripton e lo xeno, allo scopo di aumentare l’isolamento termico del vetro. I vetri basso emissivi riescono a trattenere gran parte del calore all’interno di un locale, evitando così la dispersione energetica, e allo stesso tempo riescono a proteggere l’interno di un abitazione dai raggi UV e dal calore del sole. In commercio oggi vengono proposte anche soluzioni con “triplo vetro” che assicurano prestazioni e isolamento maggiori.

A seconda delle esigenze,  i vetri possono assumere proprietà riflettenti al calore, isolanti termiche, fonoassorbenti o antieffrazione: ciò è possibile grazie ad alcuni accorgimenti produttivi, combinazioni con altri materiali e lavorazioni particolari.

Installazione degli infissi

Una volta scelto il materiale, la tipologia e il vetro dei nostri nuovi serramenti è il momento di iniziare a pensare come verranno installati nella nostra abitazione.

Le finestre e le portefinestre sono sempre realizzate su misura e quindi non esistono misure standard nella produzione degli infissi: ricordate che la posa è importantissima, perché potrebbe vanificare tutte le caratteristiche isolanti che ci hanno fatto scegliere un prodotto rispetto ad altri, per questo è così importante  valutare come verranno installate.

Gli infissi possono essere installati:

  • sul muro finito o su marmo perimetrale: vincolante è il vano con le misure obbligate dove viene inserito e fissato l’infisso;
  • su controtelaio: in metallo, in legno, in legno e alluminio o in pvc. Il controtelaio è una struttura generalmente realizzata su 3 lati che deve essere necessariamente murata creando l’alloggiamento dove andrà installata la nuova finestra. Il materiale del controtelaio è determinante nella resa finale dei nostri serramenti;

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  • senza interventi di muratura Spesso le nostre vecchie finestre montate negli anni 60/70 sono in legno e i telai sono murati. Per installare quindi nuovi serramenti ci troviamo davanti ad una situazione obbligata: occorre smurare i vecchi telai esistenti, murare nuovi controtelai e montare le nuove finestre. Questo intervento non crea nessun disagio se gli interventi di muratura avvengono in un contesto di altri lavori di ristrutturazione dell’abitazione ancora disabitata, ma se volessimo sostituire solamente le finestre senza alcuna necessità di ristrutturazioni più ampie mentre siamo in casa, come si interviene? Smurare e murare i controtelai comporta un grande disagio per chi abita la casa in quanto l’operazione richiede molto tempo ed è molto probabile che non si riesca nell’arco della giornata a installare i nuovi infissi, rimanendo anche per alcuni giorni senza finestre.

In tal caso, si interviene con un telaio-da-sostituzione.

Esistono, infatti,  dei nuovi modelli di finestre in pvc che, grazie allo speciale “sistema restauro”, permettono di sostituire i serramenti in tempi brevi senza necessità di opere murarie. L’installazione dei nuovi infissi prevede la sola rimozione delle vecchie ante, l’eliminazione totale della ferramenta dal vecchio telaio e l’applicazione del nuovo sopra l’esistente; viene poi eseguita una sigillatura perimetrale e una coibentazione degli spazi vuoti con una schiuma poliuretanica per eliminare i ponti termici. In poco tempo la nuova finestra è installata e perfettamente funzionante.

Incentivi fiscali e detrazioni

Dal 2006 sono stati introdotti incentivi fiscali che agevolano l’acquisto di elementi che contribuiscano al miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici limitando le emissioni di anidride carbonica come previsto dal protocollo di Kyoto sottoscritto da 180 Paesi nel 1997 e prolungato fino al 2020.

Le detrazioni fiscali inizialmente permettevano il recupero di una parte significante della spesa sostenuta al momento dell’acquisto dei serramenti in un periodo di 3 anni, oggi diventato 10 anni.

Gli infissi acquistati devono essere certificati e risultare conformi a valori minimi di trasmittanza termica in base alla fascia climatica in cui ci troviamo.

Per poter detrarre la spesa non sono necessarie comunicazioni preventive ad enti o comuni, ed è obbligatorio effettuare tutti i pagamenti con bonifici bancari. Entro 90 giorni dalla fine dei lavori vanno comunicati telematicamente all’Enea, tramite il sito internet, i dati del beneficiario della detrazione fiscale, i dati dell’immobile e i dati tecnici dei nuovi infissi.  Chiedete voi stessi al rivenditore,  al momento dell’acquisto, tutti i documenti necessari per effettuare le richieste per evitare di vanificare la possibilità di detrarre gli importi spesi.

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Link utili

www.beatoino.it

www.pickscale.it

www.allutec.it

www.serroinfissi.it

www.romisud.it

www.enea.it

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Il parquet negli appartamenti: come scegliere e come conservarlo.

 

Il parquet ormai è diventato un elemento caratterizzante gli appartamenti, ma una volta deciso di averlo in casa bisogna saper scegliere e saperlo conservare : esso crea ambienti accoglienti e “caldi”, grazie al fatto che da sempre il legno é un materiale che ha anche caratteristiche di isolante termico ed acustico; a prescindere dal tipo che si sceglie, solitamente si opta per il parquet proprio per evitare l’impatto freddo che alle volte possono dare le mattonelle in grés e avere la tranquillità di far giocare i propri figli x terra o a piedi scalzi anche d’inverno!

Esistono tantissime qualità e tipologie di parquet e la scelta può non essere facile, anche perché condiziona l’arredo della propria casa, oltre alla selezione delle porte interne e degli infissi esterni. Vi aiutiamo noi nella scelta e nella manutenzione con qualche consiglio.
parquet1Negli ambienti con poca luce, è bene usare un tipo di parquet chiaro: per esempio il pino naturale o il rovere sbiancato o il faggio. La stessa scelta é ideale anche in presenza di un arredo classico e scuro o bianco e moderno.

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In genere è sempre meglio optare per una tonalità che stacchi completamente da quello degli infissi,  per evitare di accostare due tonalità simili ma non uguali.

I legni rossi sono adatti ad ambienti più rustici ed i più diffusi sono il merbau e il ciliegio.

I legni scuri come Il wengé sono molto resistenti e sono anche meno soggetti degli altri a cambiamenti di colore se esposta a raggi solari; si prestano ad ambienti luminosi con arredi bianchi.

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 E poi ci sono i legni bruni come l’iroko, il teak e l’Afromosia che sono i più resistenti anche all’umidità: ideali per ambienti come bagno e cucina anche se è sempre preferibile non utilizzare il parquet in questi ultimi due ambienti per evitare di doverlo sostituire dopo poco a causa dell’umidità.

Il legno prefinito é più economico perché più veloce da posare in quanto già pronto e non richiede trattamenti ed inoltre di facile manutenzione ed ottima resistenza all’umidità. Ovviamente cambia lo spessore e quindi la durata nel tempo.parquet4

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Lo spessore del legno è fondamentale: non tutti i pavimenti in legno infatti possono definirsi parquet, ma solo quelli con uno spessore dello strato superiore di almeno 2,5 mm prima della posa. La posa avviene nella maggior parte dei casi con la colla su un pavimento esistente, evitando pertanto i costi della rimozione oltre che quelli della posa stessa. Il problema é che dopo questa operazione il parquet inizia ad ossidarsi, cambia colore e le venature diventano più omogenee. Ovviamente questo fenomeno varia sia nei tempi che nel cambiamento di colore,  e ciò dipende dalla quantità di luce alla quale viene esposto il legno.

Se il parquet deve essere accostato alle piastrelle, che hanno generalmente uno spessore di 10-12 millimetri, lo spessore da impiegare dovrà essere identico. Se c’è necessità di montare un parquet di spessore maggiore, sarà necessario utilizzare dei giunti di discesa, tra le zone rivestite con il parquet e quelle rivestite con le piastrelle.

Manutenzione ordinaria del parquet 

Per pulire il parquet prefinito basta utilizzare un panno inumidito ed un detergente, invece sui parquet di spessore mm 14/15 è possibile comunque effettuare la lamatura da 2 a 4 volte, applicando poi un tipo di verniciatura di rifinitura.

In ogni caso ci sono dei consigli da tener presente per fare in modo di preservare quanto più possibile il nostro pavimento in legno, che comunque ha bisogno di un po’di attenzioni in più.

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  1. Non versare troppa acqua su di esso e, se dovesse capitare, va asciugata subito per non lasciare aloni o fastidiose macchie; anche quando si lava il parquet il panno deve essere ben strizzato per evitare che l’acqua si inserisca nelle fessure;
  2. evitare di camminare con i tacchi alti in casa;
  3. se è un parquet rifinito a cera, una buona manutenzione consiste nel ripassare la cera almeno una volta al mese, mentre i parquet rifiniti ad olio vanno ripassati almeno una volta l’anno.

Manutenzione straordinaria del parquet 

Occorre una manutenzione particolare per le macchie difficili o per i graffi tenendo conto comunque del fatto che anche quando c’è una cura costante del pavimento in legno, questo, con il passare degli anni ed il calpestio quotidiano, comunque perde lucentezza.

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Per le macchie più semplici (cioccolato, vino, smalto, etc..) basta strofinare la superficie con un panno imbevuto di acquaragia ma occorre dopo ripassare comunque la cera sull’intera superficie della stanza per renderla di nuovo lucido ed omogenea;

Per le macchie più difficili (caffè, olio o inchiostro) si può provare a metter sopra un po’ di borotalco e lasciarlo lì anche per un paio d’ore per dare il tempo di assorbire lo sporco. Dopo si deve trattare la superficie con dei solventi specifici per le superfici in legno.

E poi dobbiamo parlare dei graffi: il trattamento da fare è delicato e quindi se si tratta di vere e proprie rigature è meglio rivolgersi ad uno specialista e far lamare tutta la superficie. Se invece i graffi sono superficiali basta una noce: strofinandola sul parquet rilascerà un olio che coprirà il graffio in modo rapido e pulito. Per i graffi un pochino più profondi basta seguire questi due piccoli passaggi:

  • utilizzare, una carta vetrata da strofinare nel verso delle venature sulla parte graffiata con molta delicatezza;
  • cera per pavimenti (o prodotto per parquet) mescolata con un po’ di semplice lucido per scarpe, creano un impasto perfetto che, applicato leggermente con un panno morbido sulla superficie interessata, uniforma il tutto e fa sparire il graffio!

Qualche link utile per la posa…

http://www.dimaioparquet.it

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 …e qui trovate tutto per la manutenzione

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Come prevenire l’umidità : I rimedi naturali

L’eccesso di umidità in casa è nocivo non solo per la struttura stessa, ma anche per chi ci vive! Mantenere salubri gli ambienti in cui si abita è possibile attraverso una attenta prevenzione: di seguito vi forniamo tutti i suggerimenti utili per rendere più sana la vostra casa.

Per cominciare, è sempre bene partire da un  buon isolamento termico, specialmente in corrispondenza delle strutture portanti del fabbricato in cemento armato, dei solai e dei soffitti: una volta garantito ciò, è bene applicare un intonaco all’interno degli appartamenti a base di gesso, per la sua capacità di incamerare umidità. All’esterno, ampi cornicioni riescono a limitare quest’ultima, soprattutto sui muri esterni.

Un attenzione particolare merita l’arredamento: naturalmente, la prima mossa è quella di installare buoni aspiratori nei bagni e nelle cucine, avendo cura che la cappa aspirante sia sempre convogliata all’esterno, e stando bene attenti a non ostruire mai le prese d’aria. I mobili più grossi, quali armadi, librerie, non vanno mai posizionati in corrispondenza dei muri esterni più freddi, perché così bloccherebbero la luce naturale sui punti cruciali della casa e, al contrario, favorirebbero il proliferare delle muffe. Per quanto siate amanti del verde in casa, è bene ricordare di limitare il numero di piante che, a causa dell’evapo-traspirazione e dell’umidità del terriccio, pure possono causare presenza di umidità. Attenzione poi al frigo! Ricordate sempre di raccogliere l’acqua sbrinata, evitando di farla evaporare.

Fondamentali sono le buone abitudini casalinghe, delle semplici routine quotidiane, ma che se seguite scrupolosamente aiutano a vivere in un ambiente sano.

Aerare prima del soggiorno! Cercate sempre  di garantire la giusta areazione degli interni, aprendo porte e finestre , facendo entrare più luce possibile specialmente nella stagione fredda, tenendo aperte di giorno tende e tapparelle. Il ricambio d’aria quotidiano è una buona usanza, ancora più efficace se si crea corrente spalancando le finestre, anche per un breve periodo durante il freddo invernale.

Alle origini del vapore. Bagni e cucine – attraverso i vapori delle pentole e delle docce – sono gli ambienti più produttivi di umidità e, di conseguenza, più a rischio umidità. Si possono usare gli aspiratori, lasciandoli in funzione a lungo, avendo cura di pulire sempre i filtri. In cucina accendete sempre la cappa aspirante durante la cottura dei cibi. Se il bagno è dotato di una ventola, ricordate sempre di farla partire al momento della vostra doccia o bagno, poiché questo strumento porta l’umidità all’esterno della casa. Infine, per quanto riguarda i bagni, occhio poi alle stuccature delle piastrelle, soprattutto sul piatto della doccia e sul contorno della vasca:  uno stucco normale assorbe l’acqua, per poi rilasciarla! L’ideale sarebbe applicare una malta cementizia idrorepellente. Se siete amanti delle piante, cercate,  di innaffiare o spruzzare solo quando strettamente necessario. Dopo il bucato, generalmente in inverno, molti stendono i panni in casa: essi sprigionano vapore incrementando il tasso igroscopico!!! Evitare questo passaggio, quindi, avendo cura di far asciugare tutto all’esterno, ad esempio sul balcone o in terrazza, anche se ciò comporta del tempo in più.

Il clima. Naturalmente, le stagioni piovose contribuiscono all’aumento del tasso di umidità casalinga: bisogna sempre evitare che l’acqua si accumuli lungo il perimetro della casa, e al primo apparire della muffa lungo i muri, intervenite subito rimuovendola e disinfettando con la candeggina.

I rimedi della nonna. Ecco qualche soluzione fai-da-te molto economiche, che spesso abbiamo visto mettere in atto dalle mamme e dalle nonne.

Il sale grosso è il  rimedio più efficace contro l’umidità: poco costoso e facilmente reperibile, grazie al processo di osmosi riesce ad attirare a sé l’acqua, compresa quella allo stato di vapore presente nell’aria. Come utilizzarlo per ottenere ottimi risultati?

  • Riempite dei sacchetti di organza o di garza di cotone con del sale grosso, posizionateli sopra un contenitore in plastica chiuso, dopo aver fatto dei buchi sul suo coperchio. La scatola accoglierà l’acqua in eccesso e basterà svuotare periodicamente il contenitore e far asciugare il sale per poter riutilizzare efficacemente il tutto. Le proporzioni sale/ambienti per una corretta deumidificazione sono 150 gr di sale grosso ogni 10 mq;
  • posizionate uno scolapasta al di sopra di una pentola, copritelo con un telo da cucina e cospargetevi sopra i soliti 100-150 gr di sale grosso, a seconda della quadratura della stanza. Potete anche utilizzare un sacchetto di tela con al suo interno il sale, da posizionare nello scolapasta;
  • tagliate una bottiglia di plastica a metà in prossimità del tappo, in maniera da ottenere un’apertura abbastanza ampia. Bucherellate la parte superiore, contenente il sale grosso, e posizionatela all’interno dell’altra che fungerà da raccoglitore, come nel caso della scolapasta. Prima del suo utilizzo ponetela in frigorifero per una nottata, in modo da aumentarne il potere anti-umidità.

Per quanto riguarda i piccoli ambienti, come cassetti, scarpiere e mobili di ridotte dimensioni, sono particolarmente efficaci  i granuli di silice, dotati di un forte potere assorbente: sono quelle bustine con la scritta ‘silica gel’ che troviamo nelle scatole di scarpe, borse, articoli di pelle, vestiti, giacche, prodotti elettronici ecc.  La loro presenza riduce sensibilmente la possibilità che si formino muffe.

Infine, esistono  le lampade di sale.  Oggetti di design,  a forma piramidale, che emettono una luce rossastra: esse contengono il prezioso sale dell’Himalaya, che assorbe naturalmente l’umidità. Per un corretto uso, ricordate di porle sempre su un supporto di legno e che la parte in sale va sostituita quando il minerale si deteriora.

TROPPO TARDI? Nel caso in cui sia troppo tardi e l’umidità ha già generato muffe, potremmo provare alcuni metodi ‘fai-da-te’ altrettanto efficaci.

  1. Uno di questi consiste nel preparare una soluzione a base di succo di limone e sale. Le quantità sono: 0,5o l di succo di limone e 1 cucchiaino di sale. Strofinare la miscela su tessuti, tendaggi e abiti sui quali si è depositata la muffa. Ottima anche per pulire e sanificare il box della doccia, questa preparazione può essere spruzzata  e lasciata agire sulle piastrelle per qualche minuto prima di rimuoverla con un panno asciutto;
  2. allo stesso modo è possibile preparare un mix di aceto e acqua demineralizzata (30% aceto, 70% acqua) da applicare direttamente sulla parete da trattare. In questo caso lasciate agire per 10-15 minuti prima di risciacquare;
  3. per la muffa più ostinata e radicata, infine, il miglior rimedio naturale è bicarbonato. Sciogliete 2 cucchiai di bicarbonato di sodio in 700 ml di acqua e unitevi 2 cucchiai di sale fino. Versate la soluzione in un contenitore da un litro con spruzzino e aggiungete 2 cucchiai di acqua ossigenata a 30-40 volumi. Agitate bene e spruzzate sulla superficie da trattare aiutandovi con una spazzola a setole dure o uno spazzolino.

Umidità in casa e macchie: come rimediare!

Le macchie di umido negli ambienti spesso sono problemi che comportano un disagio, ma per fortuna si possono risolvere più facilmente di quanto crediate!

Un esperto ben qualificato e preparato può fare velocemente una diagnosi corretta, ma é utile comunque saper riconoscere la causa da soli e provare a riparare il danno.

Si deve prima riconoscere quali sono le cause per cui l’umidità può insinuarsi nei muri per poi poter capire quale é il corretto intervento per risolvere il problema: ricordate che non serve semplicemente  passare sopra la macchia una o più mani di pittura se prima non si risolve il problema!

LE CAUSE

Ci sono diversi tipi di umidità:

di risalita. L’umidità che dal terreno sale sulle pareti che, piano piano, la assorbono: essa é causata da una mancanza di isolamento tra terreno e solaio dell’ambiente. La soluzione é quella di creare una camera d’aria tra solaio e terreno con ventilazione, ma certo non è una soluzione veloce ed economica da adottare. Si può quindi limare le tracce presenti creando una controparete (seguici e ti spiegheremo come si fa);

perdite causate da rotture di tubazioni che corrono sotto traccia all’interno dei muri. In questo caso, se sappiamo che dietro quella macchia o in prossimità di essa corre qualche tubazione di impianto, nostra o di qualche vicino, un operaio/tecnico dovrà provvedere alla sostituzione dello stesso: con molta probabilità, infatti, esso risulterà danneggiato;

– muffa causata da condensa vicino gli infissi.  Essa si forma per la differenza di temperatura che si crea tra l’ambiente interno e la “parete fredda”;  per  evitare questo problema basta seguire alcuni semplici consigli:

  1. Arieggiare la casa ogni mattina per almeno 10 minuti;
  2. Evitare il ristagno dell’acqua nei sottovasi delle piante da interno;
  3. Utilizzare la cappa aspirante durante la cottura dei cibi;
  4. Installare una ventola in bagno;
  5. Posizionare dei deumidificatori negli ambienti più esposti al rischio ‘umidità’;
  6. Non far asciugare troppo bucato in casa, soprattutto di notte quando difficilmente terremo le finestre aperte.

Infine, una causa molto frequente è legata alle  infiltrazioni meteoriche. Queste sono dovute all’acqua piovana che bagnando la parete esterna penetra nella muratura, anche per tutto il suo spessore, per mancanza di isolamento o a causa di fori formati nei muri perimetrali. In questo caso, si può provare ad eliminare il problema, almeno temporaneamente, con delle vernici specifiche per l’umidità che si trovano facilmente nei ferramenta o nei colorifici/negozi di bricolage. (Vedi nel post Dipingere una parete da soli – parte seconda, o in link utili in Manutenzione e FDT).

Bisogna però  tener presente che, con il passar del tempo, il problema si ripresenterà, per questo  la soluzione ideale é quella di realizzare una controparete in cartongesso, a distanza dalla parete per creare una camera d’aria che sarà data dallo stesso spessore delle lastre di cartongesso. Ancor meglio se si utilizzano pannelli di poliuretano espanso. Nella parte inferiore dei pannelli si devono praticare dei fori da coprire con griglie di aereazione di plastica e magari non chiudere la controparete nella parte superiore, per creare un riciclo d’aria.

Una soluzione più facile e rapida ma che non elimina il problema (macchia di umido), bensì va a coprirlo almeno per far in modo di eliminare l’umidità nell’ambiente, è quella di  incollare pannelli al muro: è consigliabile l’uso di pannelli termoisolanti in polistirene tipo “elyfoam”.

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Il procedimento é il seguente: incollare sulla parete con una passata di collante i singoli pannelli.

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Questi pannelli, una volta incollati su tutta la parete dovranno essere fischerati su ogni loro perimetro . Dopo si potrà procedere con l’applicazione di una garza su tutta la superficie ricoperta di pannelli, per creare il supporto omogeneo alla successiva intonacatura.

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storemat.com

A questo punto, per dipingere la parete su cui si è intervenuti, si può continuare con il procedimento che vi abbiamo spiegato qui

crealacasa.it

e qui

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Qualche link utile:

elyfoam.brianzaplastica.it

saratoga.it/it

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Come sostituire una o più piastrelle lesionate da soli!

Può capitare che urti accidentali o la caduta di qualcosa sul pavimento danneggi una o più piastrelle, tanto da renderne necessaria la sostituzione. In effetti, l’operazione non risulta proprio semplicissima da eseguire, in quanto la rimozione di una sola mattonella potrebbe comportare il danneggiamento o la rottura anche di quelle limitrofe, se risultano ancora ben saldate tra di loro o comunque ben collegate al supporto sottostante (con collante o malta cementizia).

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Fase 1: la rimozione. Si deve agire con cautela ed iniziare ad effettuare 4/ 5 fori con il trapano lungo il perimetro della mattonella lesionata, in modo da romperla del tutto, ma senza forare troppo vicino ai bordi, tenendosi quindi più verso il centro. Prima di usare il trapano si può anche provare utilizzando la punta di un cacciavite e con leggeri colpi di martello e vedere se si ottiene comunque un buon risultato. Aiutandosi con uno scalpello ed un martello si deve cercare di togliere i pezzi rimasti della mattonella trapanata da sostituire rompendola del tutto, picchiettando quindi con calma in modo da non correre il rischio di danneggiare le piastrelle vicine.

Fase 2: la pulizia. Ora si devono rimuovere tutti i residui di colla sottostante con l’aiuto di un raschietto ed eliminare la polvere presente, stando bene attenti anche a pulire i bordi delle mattonelle rimaste. Prima di procedere oltre ci si deve assicurare che la superficie sia asciutta e non umida.

Ovviamente in commercio esistono utensili elettrici come, ad esempio, la smerigliatrice  angolare di piccole dimensioni (110 mm), su cui montare un dischetto in acciaio fine, dal bordo smerigliato: questo strumento permette di rimuovere il cemento che congiunge la piastrella rotta a quelle limitrofe in modo da poterla togliere facilmente, eliminando con essa anche parte della colla sottostante che la saldava al supporto.

Fase 3: la posa. Attenzione anche a rimettere la nuova mattonella: ovviamente la colla, quella specifica già pronta per mattonelle che si trova in tutti i  negozi di ferramenta (o addirittura il silicone anche più facile da applicare) è il metodo più facile e veloce per fissare una mattonella, ma si deve utilizzare poco collante in modo che non esca dai bordi al momento dell’applicazione della mattonella al pavimento e lasciare così i bordi liberi. Si deve far attenzione anche a posizionarla allineata alle altre esistenti ed allo stesso livello. Per far questo ci si può far aiutare da una livella o da un asse di legno abbastanza lungo (tanto che la sua lunghezza giunga fino alle altre mattonelle limitrofe) battendo su di esso leggermente con un mazzuolo di gomma fino a raggiungere il livello delle altre. Una volta che la mattonella è ben fissata alla superficie si può procedere a sigillare i giunti stendendo su di essi un mastice per porcellana, del colore desiderato (uguale a quello già presente sul resto del pavimento), lavorandolo semplicemente con un dito e ripulendo al fine la fessura con una spugna umida prima che si indurisca.

La stessa procedura può essere applicata per sostituire una piastrella di qualsiasi tipo di pavimento, ma evitate di farlo con quelli di marmo o di graniglia come si realizzavano una volta: questi due tipi di pavimento (molto pregiati), hanno le mattonelle attaccate l’una all’altra e, di conseguenza, sostituire una mattonella di quel tipo può portare alla rottura molte altre mattonelle.

Gli indirizzi utili dove trovare tutto l’occorrente!

  • CAIAZZO E CO. SRL Via Vicinale Murate, 1 – Agnano – Napoli (NA)

Telefono: 0815702537

Email: info@caiazzoceramiche.com

  • DE ROSA SRL Via Masullo 41 – QUARTO (NA)

Telefono: 081/8762235

Email: salaesposizione@derosasrl.it          

  • BAIANO MARMI a Quarto (NA)

http://www.baianomarmi.it/contatti.html

  • EDIL SAN ROCCO a Marano di Napoli (NA)

http://www.edilsanrocco.com/

  • IGIENICA MERIDIONALE a Napoli

http://www.igienicameridionale.it/edilizia/

Per info e consulenze sull’argomento, contattaci agli indirizzi:

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manutenzione@crealacasa.it

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Come mettere il Parato- Parte II

PROCEDIAMO!

Dopo aver verificato che non ci siano crepe nel muro o dislivelli particolari (altrimenti vale quello che abbiamo già detto per la pittura e cioè si dovrà applicare uno stato di stucco preparatorio), conviene sempre grattare tutta la parete da ricoprire con carta vetrata per fare in modo che lo strato di colla che andremo a mettere in seguito aderisca di più.

Ogni tipo di carta ha il tipo di colla adeguato (alcune prevedono anche l’applicazione della colla direttamente sul muro).

Ricordatevi che quando tagliate i rotoli di carta vi conviene numerarli dietro in modo da capire subito quale è la sequenza da incollare!

Prendete il primo foglio e stendeteci sopra la colla iniziando dal centro verso i bordi, senza eccedere e nel modo quanto più uniforme possibile.

Si inizia ad incollare la striscia di carta dall’altezza del soffitto facendo attenzione che il lembo superiore si sovrapponga al soffitto di un paio di dita (stesso discorso vale all’estremità inferiore sopra i battiscopa). Pian piano iniziate a far combaciare il margine con il segno della matita fatto precedentemente utilizzando un filo a piombo  e, aiutandovi con una spugna o una spatola, dal centro verso l’esterno far incollare il foglio cercando di mandare verso l’esterno le bolle per farle scomparire e così via…procedendo allo stesso modo per ciascun foglio. Alla fine è bene passare con il rullo sui bordi dei fogli in modo che aderiscano per bene completamente!

Con un taglierino tagliare delicatamente l’eccesso della carta vicino al soffitto e quello in basso vicino i battiscopa.

CONSIGLI:

  1. Prima di iniziare conviene staccare tutte le mascherine delle prese elettriche, in modo che si taglierà la carta in corrispondenza di queste e quando si rimetteranno le placchette ai loro posti i tagli saranno nascosti da queste ed il lavoro pulito!
  2. Conviene tagliare quante meno strisce di carta possibili per evitare troppe giunture e servirsi di un tavolato di appoggio per il taglio per evitare di danneggiare il pavimento… il taglio deve essere preciso, aiutarsi con una riga!
  3. In genere la carta si espande anche più di 1 cm con l’umidità della colla: attendete quindi 10 minuti in modo che la carta si sia espansa del tutto!
  4. Iniziate dal disegno centrale: se c’è, posizionate prima quello per poi procedere con il resto della parete, altrimenti conviene sempre partire da una zona laterale o vicino alla porta di ingresso che si nota meno!
  5. Conservate sempre gli sfridi di carta che potranno sempre esservi utili vicino alle porte ed alle finestre!
  6. Prima di incollare il primo foglio, servitevi di un filo a piombo per disegnare una linea perfettamente dritta a cui fare riferimento per una posatura perfettamente perpendicolare al soffitto!
  7. Quando si inizia ad incollare i fogli, fate attenzione a non srotolare il rotolo tutto insieme perché potrebbe rompersi o stracciarsi!
  8. Ovviamente può capitare che ci sia della colla in eccesso che esca dai bordi: basta toglierla immediatamente con un panno inumidito in acqua tiepida.

 

Qualche indirizzo per idee fashion:

Cotarba Parati Viale Michelangelo, 25 – Napoli

www.cartadaparatideglianni70.com

www.mycollection.it

www.pellecchiacolori.com

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Come mettere il Parato – Parte I

Rivestire le pareti con carta è semplice e, soprattutto, è una tecnica che non è mai passata di moda! Occorrono pazienza e precisione nel taglio dei fogli di carta e nel cercare di stenderla senza creare bolle o pieghe, ma l’effetto elegante o divertente, a seconda del tipo di carta scelta, sono assicurati! Seguiteci passo passo ed avrete una camera come nuova!

Anche nel caso in cui si scelga la posa del parato, così come per la pittura, è necessario raggruppare tutti gli arredi della stanza al centro di essa e coprirli e fare attenzione a proteggere anche il pavimento ed il battiscopa con cartoni per rendere più facile la pulizia a lavoro finito.

 Il primo passo da fare, se sulle pareti è già presente un vecchio parato ormai sporco, è capire la sporcizia da cosa deriva: potrebbe bastare pulire il vecchio parato piuttosto che toglierlo del tutto e sostituirlo! La pulizia si fa con acqua e detergente, usando estrema cautela senza strofinare la macchia che, una volta asciugata, potrebbe essersi estesa lasciando uno spiacevole ed antiestetico alone. Si consiglia quindi l’utilizzo di un panno umido sull’alone, per asciugare l’eventuale acqua in eccesso, e poi passare un altro panno , stavolta asciutto, con piccoli movimenti leggeri circolari. In alternativa in commercio si trovano delle fantastiche “gomme magiche”simili alle gomme da cancellare comuni che vanno inumidite leggermente e poi passate sulla macchia.

Come procedere quando vogliamo davvero togliere il vecchio parato per portare un po’ di novità nella stanza o se per esempio sono cambiate le esigenze di nostro figlio che ormai è cresciuto?

Solo iniziando a togliere la vecchia carta da parato possiamo capire che tipo è: se non si riesce a togliere facilmente con le mani, strappandola piano piano, ma viene via solo il primo strato, allora probabilmente il parato è al vinile; se si stacca a piccoli pezzettini, allora è carta da parato tradizionale.

In alternativa ai solventi ed ammorbidenti che si trovano in commercio, spesso non molto economici, si può sempre utilizzare acqua calda oppure acqua e aceto. Si bagna il rullo o il pennello e si procede con 2/3 passaggi sulla carta che, assorbendo lentamente l’acqua, sarà più facile da  togliere con l’aiuto di una spatola. Subito dopo si dovrà procedere pulendo la parete con acqua e sapone, facendosi aiutare da carta vetrata per piccoli residui eventualmente rimasti attaccati sulla parete.

La carta da parato tradizionale è quella più difficile da togliere e per la quale forse la soluzione migliore è l’utilizzo di una macchina a vapore (tipo vaporella) facendo attenzione all’acqua calda che potrebbe gocciolare dalla macchina e quindi consigliamo sempre l’utilizzo di guanti. Se non si possiede una macchina a  vapore, prima di procedere alla rimozione si possono fare dei piccoli fori nella carta da parato vecchia, facendo attenzione alla tipologia di muro sulla quale è attaccata (la maggior parte delle volte sono mattoni con intonaco ma potrebbe anche essere cartongesso ed in quel caso più delicato), in modo da far penetrare meglio l’acqua che andiamo ad applicare.

 Come indicazioni nella scelta della carta, valgono le stesse che abbiamo già dato per la pittura: fate attenzione agli arredi ed ai colori già presenti nella stanza, in modo da creare un ambiente armonioso; dettaglio importante nella scelta del materiale è che esso sia lavabile/idrorepellente, in modo che risulti facilmente pulibile dalle macchie facili quali matita o pedate (soprattutto se in una camera da letto di bambini). Un piccolo trucco ‘antimacchia’: su una carta da parato con delle decorazioni le macchie saranno meno visibili, ma sarà più difficile applicarla facendo combaciare perfettamente i disegni…scegliete voi!